Scende la neve sul Gennargentu
batte il vento sulle strade d’Orgosolo,
non s’incontra nessuno per strada,
tutti si proteggono nelle basse case.
Un’ombra presso la Chiesa compare
ma non si vuole affatto confessare,
ha l’espressione truce del Diavolo
ed un revolver nascosto nella giacca.
Dei suoni potenti come tuoni
lacerano l’aria ghiacciata…
“Senti i petardi”, pensa qualcuno,
“Magari sono i cacciatori…”
Giace immobile il corpo d’un uomo
riverso supino sulla strada,
giace la vellutata berritta di fianco,
il suo sguardo è rivolto verso il cielo.
Gemono le donne che indossano il velo,
e qualcuno pone un fiore accanto,
la folla s’accalca disperata
poiché la barbarie è tornata ad Orgosolo.
Urlano muti i murales del paese;
parlano della lotta per il pane,
di gente caparbia che ha combattuto
chi voleva occupare quella terra.
Il corpo d’un uomo giace sulla strada,
è Peppino, poeta, sindacalista e tenore,
dal vento è spenta un’altra luce
per una terra già avvolta nel buio.
Dal Gennargentu cala il vento freddo
che piomba sulla salma gelata,
nessuno parla, soltanto silenzio,
qualcuno spranga lesto il portone di casa.
Questa è un’altra storia di Sardegna,
l’ennesima storia di Barbagia,
i colpevoli spariscono nel buio
ad uccidere è stato un fantasma.
Vincenzo D'Ascanio, 2008.