Da qualche ora sfacchino nel letto
non riesco a dormire in alcun modo,
sconquasso assiduamente le trapunte
corrotto da infiniti inservibili pensieri.
I condomini ringhiano sconvolti:
il ragazzo si demolisce con l’eroina,
“la colpa è tua”, “no, è tutta tua…”
Intanto io non posso a dormire.
Nel rione fradicio rimbombano
i bruschi effetti della polizia,
un incendio doloso illumina a giorno
i luridi marciapiedi della città.
Anziani superstiti su pianerottoli isolati
ancorati ad una condizione forzata,
alcolizzati disarticolati senza compromessi
brindando rabbiosi alla luna pallida.
Donne sguaiate rincasano affrante
spargendo indomite sconosciuti accenti,
singhiozzano, sbraitano, non so che fanno,
mi spiace, ma non posso dormire.
Angoscia, dolore, meraviaglia,
amore, superstizione e noia,
immagini fangose, talvolta brillanti
premesse per un pensiero chiaro.
Dovevano sopprimermi, appena nato,
dovevano strozzarmi, appena nato,
dovevano impedirmi di respirare
per non vivere tutto questo.
Bastava certamente un’infermiera,
non pretendevo una capo ostetrica,
dovevano sopprimermi appena nato
volevo solo e soltanto dormire…
Dovevano sopprimermi, appena nato,
dovevano strozzarmi, appena nato,
dovevano impedirmi di respirare
per non vivere tutto questo.
Bastava certamente un’infermiera,
non pretendevo una capo ostetrica,
dovevano sopprimermi appena nato
volevo solo e soltanto dormire…
Vincenzo M. D'Ascanio, inedito, 2010.